IL CAMMINO INTERIORE VERSO LA COSCIENZA COSMICA

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BILD-NEU02Grafico ideato da Vincenzo Noja e realizzato da M.Kemal Adatepe/ Amburgo 1 luglio 2015

COSCIENZA COSMICA

La coscienza cosmica è la massima espansione della coscienza umana microcosmica. Quest’espansione si riceve tramite la pratica conseguente e la coltivazione dell’Amore, dell’Etica e della Saggezza.

Quando queste tre grandi virtù avranno trasformato la mente e il cuore da umano-animale in umano-divini, allora inizierà la vera vita.

La nostra mente sarà docile, unificata, gentile e illuminata e il nostro cuore sottile sarà aperto alle immensità dell’Universo.

La coscienza grossolana microcosmica dell’essere umano- animale (vedi grafico) è governata innanzitutto dal regno dei desideri e, per conseguenza, l’attaccamento ad essi provoca sofferenza indicibile e rende la nostra vita un inferno interiore.

Nella coscienza cosmica, invece, tutto è quieto, la mente dimora nella calma luce della sua stessa origine. I desideri sono pochi e tenui, perché non c’è più brama. Essa è soddisfatta di se stessa e dimora nell’oceano della sua calma. I desideri ci sono e non ci sono, come i pensieri, vivono nella coscienza grossolana ormai asservita alla coscienza sottile, in pace, nella silenziosa armonia del non-essere, nella pienezza della Saggezza cosmica. E noi vivremo per sempre risvegliati dal sonno dell’Ego, finalmente liberi dalla schiavitù dell’attaccamento.

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Certamente per raggiungere questo stato illuminato non è facile e non si raggiunge dall’oggi al domani. La coscienza cosmica si realizza solo col tempo mediante la pratica. Può essere già in questa vita o in quelle che verranno. Il necessario è avvicinarsi sempre di più al suo stato, in modo tale che quella piccola luce che ha origine nella mente possa diffondersi in noi gradualmente e dissipare le oscurità ed i veleni che produce la coscienza grossolana.

“Considerate il Vuoto ed esso sarà vuoto. Nella Vacuità non c’è vacuità. Nella Vacuità non c’è nulla. Nel nulla non c’è nulla. Poichè non vi è nulla nel nulla, c’è sempre la quiete.Nella quiete assoluta come può apparire il desiderio? Quando la brama non sorge, c’è la vera quiete”(da un Testo Taoista).

P.S. NEL NOSTRO CASO NON DOBBIAMO TEMERE: SI TRATTA SOLO DI AVERE MENO DESIDERI (CERCARE DI RIDURLI) E SARÀ GIÀ UN SUCCESSO!

I nove stadi di Shamatha

La meditazione concentrativa, detta anche shinè (dalla lingua tibetana) o sha-matha (dalla lingua sanscritta). Quando l’attenzione mentale è tutta rivolta ad un unico oggetto (la fiamma di una candela, un Buddha, il respiro). Essa serve a creare la base meditativa di “Calmo dimorare”, di “Quiete mentale”, necessarie per avanzare nel cammino spirituale e abbracciare le altre pratiche. Altrimenti se rimaniamo distratti non potremmo mai avanzare verso la “Visione profonda” di tutte le cose. Shamatha attraversa un sentiero di nove stadi, che impareremo a conoscere durante la pratica, essi sono:

Stadio 1 – Porre l’attenzione mentale verso l’interno, verso l’oggetto;
Stadio 2 – Porre continuamente l’attenzione mentale;
Stadio 3 – Porre sempre di nuovo l’attenzione mentale;
Stadio 4 – Fissare in modo crescente l’attenzione mentale;
Stadio 5 – Disciplinare l’attenzione mentale;
Stadio 6 – Pacificare la mente;
Stadio 7 – Pacificare completamente la mente;
Stadio 8 – Rendere focalizzata univocamente l’attenzione mentale;
Stadio 9 – Porre in equilibrio;
Con il nono stadio si ottiene la flessibilità fisica e la flessibilità mentale, tramite le quali la radice del samsara è tagliata via dall’unione di shamatha e vipassana (consapevolezza e introspezione) osservando lo stato di vacuità.
Shamatha non è solo una disciplina che permette di raggiungere livelli di realiz-zazione molto elevati, ma è anche una pratica fondamentale, che crea le basi per progredire (e coltivare) con successo in altre forme di meditazione più comples-se come vipassana e vajarana (tantra).

IL CALMO DIMORARE

Quando siamo stanchi di essere servi della mente e delle sensazioni, con le nefaste conseguenze pratiche che tutti noi conosciamo, possiamo provare con determinazione, ma con una certa gentilezza e moderatezza, a portare la nostra mente sotto controllo, fino a padroneggiarla. La nostra mente, se non è coltivata e osservata, è come un elefante impazzito che corre di qua e di là in una cristalleria provocando danni enormi a noi stessi e agli altri. Ma quest’elefante non è del tutto al di fuori del nostro controllo perchè, se vogliamo, possiamo in ogni momento catturarlo, recintarlo e ammansirlo, finchè diventerà  nostro servitore e ci aiuterà nell’applicare il Dharma (il percorso di purificazione secondo l’insegnamento buddhista) nel modo giusto. Noi possiamo diventare il suo padrone e lo possiamo guidare come desideriamo. Il metodo per acquisire la pace mentale è la meditazione costante e praticata nel modo giusto, per mezzo delle tecniche e degli antidoti. Ci sono diversi metodi di meditazione per diversi tipi di persone. La meditazione concentrativa su un oggetto, presi i dovuti accorgimenti e la giusta postura, conduce al Calmo dimorare, cioè alla quiete mentale (Shamatha) che attraversa un percorso di nove stadi fino alla stabilizzazione. Mentre si svolge questo cammino interiore si pratica il Dharma, l’insegnamento spirituale e le meditazioni analitiche. Nei Seminari-ritiri di “Meditazione Buddhista” applichiamo la teoria e la pratica di questo percorso di liberazione e illuminazione.